[ sabato, 04 luglio 2009; 13:29 ]


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[ sabato, 13 giugno 2009; 15:36 ]

Polvere sabbiosa si solleva sotto il tuo passo deciso e il battito nel petto impazza, premendo quel pianto senza feritoie, che rigonfia gli occhi, deformando la vista e l’esistenza.

E il desiderio veglia su quel corpo nudo addormentato.

E ci sarà il sole salato ad accecare l’indomito, così da scordartelo per pochi minuti, che dopo, severo, riemergerà denso nella tua polpa. Tu sei ciò che vuoi. Uguale e pericoloso. Uguale e incantevole.


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[ sabato, 30 maggio 2009; 19:43 ]

La mia riva è ai tuoi piedi scalzi.


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[ lunedì, 25 maggio 2009; 23:56 ]

E non trattengo. La scatola delle spalle andate si apre e il rallentato carillon tira giù le mura.  Una raccolta di prese slacciate, da scartare al primo giro fortunato. Salta il disco ed è inutile cambiarlo se la puntina si è ‘rotta’.


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[ domenica, 17 maggio 2009; 16:06 ]

Nuda e in pace. Sottopelle di languori. Invitato al nostro pasto, nuda ti guardo e nuda mi vedi. Lui ha un sapore di rimprovero e d’arido, tu abbeveri di necessario. La polpa ha impregno di stabilità e inevitabile stato di grazia.

Sai radicarti senza sforzo in reticolo d’approvato. Poi mi dico che è altro da noi a muovermi, è altro, da cui è spreco di tempo rifuggire, quando è bocca nella bocca. 

E tu rimbombi nel tempo che dilati, nelle viscere agganciato, che se mi dimeno, strozzi di prepotenza. Poi la delicatezza che liscia asperità, si proietta nella continuità di un prolungamento. E ne traccio contorni, ne serbo foto e voglia. E tu, spettatore amante, mi dici e incidi ed è giusto anche l’impari, se ami. Poi domandi, inibendo le risposte e le note a margine le evidenzi ciò nonostante e sai di buono come il croccante mattino al sapor di salsedine.

Ho il mare dalla mia e le tue chiavi d’accesso in pegno.

E abbondino le mie carezze per le tue verità d’altri tempi.

[ Amore sei e cos'altro? ]


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[ domenica, 19 aprile 2009; 13:09 ]

Tutto ‘scivola via’ ma prima mi ferisce col taglio di cristalli di prisma triangolari attraversati da raggi di luce che, scomponendo i miei colori, ne riflettettono poi, invece, l’armonia visiva in chi mi osserva, che di me non sa.

E tu? Tu sai veramente di me?


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[ venerdì, 10 aprile 2009; 17:34 ]

E lo ripercorro quel tratto sino a riagganciarmi a istanti indimenticabili. “Mi vuoi bene?”  “Sempre”

Nonostante il disagio?  Nonostante l’assenza protratta?

Può una forma di protezione sacrificare la condivisione?

Può il timore del pericolo rincarare i silenzi?

Possono finire le domande e Tu penetrarmi nel cuore, a costo della vita? Ho sangue tra le mani e domande in gola.


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[ domenica, 05 aprile 2009; 21:04 ]

Scalare rocce a mani nude ferendosi a sangue, aggrappandosi per non scivolare giù, che se accadesse magari…acqua addosso, pungente che  allenta la presa, che si vorrebbe allentarla quella morsa quotidiana di disgusto. Che ti muore la vita davanti e il domani ha lo stesso colore sbiadito dell’oggi. Che  potresti annichilire anche chi dice d’amarti perché detesti la sua pazienza e al contempo ne ammiri la forza riparatrice. E ti senti un vegetale che non trova appigli, che ha voglia solo di far terra bruciata tutt’intorno e manderesti, e lo farai, al diavolo anche lei, che ti VUOLE, e proprio perché ti vuole nonostante quella rabbiosa cattiveria che ha preso il sopravvento. “Cambia vita, parti, fà altro” Lei ti dice e tu forse lo farai. Andrai via, lontano per avvicinarti a te stesso e salvarti. Lei ha ragione, Lei ha paura di perderti, Lei non esiste già più, come non sono esistite le altre. Solo tu e l’altra vita che ti attende.

E le sue lacrime incroceranno forse qualche tuo pensiero.

 


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[ domenica, 05 aprile 2009; 08:53 ]

[Stavo pensando che nella vita niente dura e questo è un gran peccato] Benjamin Button

 

[Uno si può anche incazzare quando le cose vanno cosi, uno può bestemmiare, maledire il destino ma quando arrivi alla fine, non resta che mollare ...e lasciare andare] Benjamin Button 

 

[é strano tornare a casa...è tutto uguale...gli stessi odori...le stesse sensazioni...le stesse cose....ti rendi conto che l'unico a essere cambiato sei tu] Benjamin Button

 

Che se poi smetto di pensarlo che manchi, magari quella sottile ombra che proietta me e il come si stava bene insieme, ti si spiccica finalmente di dosso. Ma magari se accade realmente, ti può succedere di rabbrividire di gelo…e  non devi star male; quindi quel mio pensarti tornerà a scaldarti ogni “sempre”, amore.

 

Che se poi l’ossessione d’amore non durasse, sarebbe un gran peccato. Dai che è così.


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[ venerdì, 13 marzo 2009; 00:57 ]

Un dito in bocca e un desiderio inesaudito. La tua incomprensione e la mia precarietà, poi altro mi distrae e l’autonomia emozionale si crogiola nell’assenza di te, di loro.
Poi tu incalzi e io sciupo.
Ti amo ma dissocio il soggetto, quindi arretro e argomento solitaria.
Esisti nella voglia ma poi ti perdo nel mio tenero egocentrismo!
Mi dispiace ma non ti voglio alla tua maniera.
Ma esiste almeno una pochezza da ricordare che non mi incubi la mattina?!

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[ sabato, 07 marzo 2009; 16:36 ]

[ La donna chiese aiuto al figlio per spostare un enorme macigno.

Utilizzare tutta la propria forza, a volte significa chiedere aiuto, dissero.]

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La salsedine rintoccò decisa al suo uscio serrato.

Annaspava senza e adesso che era lì, a mezza quota tra lo stomaco e i polmoni, respirandola, seppe cosa fare.

Il pallore della mancanza aveva sverniciato le travi della sua tana ed era ancora in tempo per svincolarsi da quell’umida ristrettezza, se s’ ‘aggitava’ quel tanto che bastava, avrebbe ripreso quota, sino a perderlo di vista. 


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[ venerdì, 13 febbraio 2009; 00:05 ]

Aria vitale, scorci di lampi che squarciano pensieri imbottigliati e naufraghi e asperità sminuzzate da delicato incedere.

Piove di striscio sulle emozioni appena sopite perché rimangano vigili nel loro ammantare la noia, escludendola.

Perdevo, eppure mi sentivo vincente.

Fermezza vacillante e consapevolezza nascosta dietro istintualità.

E rido per la falsità rivestita di credo e la gioia spoglia di spontaneità.



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[ domenica, 08 febbraio 2009; 16:38 ]

Rivoli di latte di mandorla scivolano su roseti cascati;

perle di sudore s’impennano innanzi sguardi ostili;

paure scorbutiche rimpiazzano scostanti noie;

pavimenti divelti proiettano ricordi di miserie;

punture di bile affondano incuranti;

parevano emozioni terremotate, vinte al gioco e abbandonate su derive dimentiche.


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[ domenica, 18 gennaio 2009; 13:57 ]

[ Un augurio grande dal tuo AngeloCustode]

[ Ed io avrò cura di te AmoreMio]

Poi chiudo gli occhi e lo esprimo quel desiderio ultimo, riaprendoli lo cemento prendendo confidenza con l’essere una buona incassatrice, apparentemente imperturbabile…come disse chi mi vuol bene.



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[ martedì, 13 gennaio 2009; 22:47 ]

Scorre avido lo sguardo sulle tue parole pulite, sino a distillarmi nella follia ordinata del tuo credo.

Quel credo che offusca la codardia e mette a fuoco il possibile.

Sbagliarsi crea pozzi di risalite e le tardive consapevolezze si incastrano tra gli errori neri.

Il profumo delle rose bianche tra le mani si mischia all’odore del perduto, alla forza, affaticata dalla superbia.

Stanotte sarò volutamente debole.



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[ martedì, 13 gennaio 2009; 21:39 ]

Gli sfiora la pelle disarticolando le sue frasi sino a zittirlo, lui si scusa della poca verve ma la stanchezza ha prevalso, poi quel tocco ha avuto la priorità e infischiandosene dei presenti, ha chiuso gli occhi rabbrividendo.

E adesso, seppur distanti, bastano brevi frasi di lei, dal tono carezzevole, a procurargli quei brividi che agogna, riscoprendosi tenero e romantico: aveva dimenticato la forza di una carezza, di un bacio sfiorato, di parole incise nella carne seppur proferite come soffi.

Adesso era lì, come percorrendo un sentiero da cui aveva frettolosamente deragliato, come abbandonato ad una poesia che sapeva guardare al suo animo, come proiettato nell’amore che aveva sempre voluto e che, per esperienze di vita, si era trasformato in altro, inconcludente.

E lei, apparsa inaspettatamente, aveva capito o semplicemente gli si era accostata aderendo alle sue voglie e bramosie, senza sforzo e timori.

Lei, adesso, andava protetta, perché lo aveva visto indifeso.

E di lui si era presa cura.


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[ lunedì, 12 gennaio 2009; 21:35 ]

Precisi ogni concetto come un ricalco mnemonico per apostrofarmi in identica maniera, ogni volta che risolleverò le stesse obiezioni: evidentemente è perché le tue considerazioni finali, non sono risolutive per me. Ti dispiace che io non capisca il messaggio sublime inciso nelle tue esternazioni, estreme di gesti e parole.

[ Lei si alzò con un gesto finale, poi andò via senza voltarsi indietro…]

Proverò a respirare di meno, per non consumare l’aria che pompa nei tuoi polmoni, sollevandoti un paio di centimetri in più da questa terra calpestata, e maltrattata quasi, da gente opportunatrice, (me compresa), che trasuda ovvietà e bellezza sepolta che, invece, vorrei, trovassi [tu] la maniera, di cogliere e coltivare.

[ Scivola, scivola vai via, non te ne andare…]

Sebbene ritieni che nulla ti sia difficile di comprendonio, sappi che l’estate è finita e io la seguirò nei suoi bagni nel fogliame arancio-autunnale e ti lascerò alle tue esercitazioni comportamentali, indegne della mia attenzione. Ti lascio un preavviso non indifferente, in modo da cercare svaghi hobbistici alternativi.

I miei sorrisi ti sono ormai inaccessibili, ho cambiato la password in corsa e se chiamerai, troverai la deviazione di chiamata all’associazione “Granitico è un arma a doppio taglio”.

(EX) Tua Vivi (viviana) e lascia vivere.

Buona vita 

Ps.: della serie: se proprio ci si deve lasciare, fallo in modo…originale. 

[Non scrivo di me ma di un universo parallelo  - out/alter] 

 

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[ domenica, 28 dicembre 2008; 10:34 ]

Sfilacciata e precaria, non domando, né mi accuso.

Lo scorrere semplicistico e senza impiego di energie aggiuntive, per paura di non riuscire a contrastare con efficacia e pazienza l’imprevisto,  livella a mediocrità latente risvolti di quotidiano, disattende desideri relegandoli a porzioni utopistiche, implode potenzialità rendendo la prevedibilità, il mio male.

Ma, temere di soffrire muta ogni percorso a desolato senso unico e l’unicità priva, di sorriso prima e di fecondità dopo. E scusa se non piango, faciloneria.



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[ martedì, 23 dicembre 2008; 19:44 ]

...di cuore...


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[ venerdì, 19 dicembre 2008; 22:00 ]

Un anno e 1/2 fa scrivevo:

[Il tuo bambino ha 6 mesi e le tue serate terminano in fretta tra le lenzuola, in un sonno mai pieno, piuttosto vigile.

Lei ti dorme accanto, accomunati da una stanchezza che non sfianca, piuttosto rigenera.

“Se non posso averti, una vale l’altra” .

Parole dure nella loro esclusività tanto disarmante, quanto agghiacciante.

Ho proseguito il mio cammino non stringendo più la tua mano; “vorrei ci fossi amica ma lei percepisce che non mi sei indifferente e non vorrei addolorarla”; parole che non credevo potessero appartenere all’animo fedele che ho avuto il privilegio si innamorasse di me.

La tua era quasi venerazione, al punto da inibirti sessualmente.

Ero tormento irrinunciabile e poesia tra le pieghe dello scorrere di vita che immortalavi in lettere che tuttora conservo.

Il tuo amarmi sapeva commuovermi e mi intristiva non trovare eguali o similari forme di contraccambio.

Ero orgogliosa di te, della tua emotività mai filtrata, della tua incalzante curiosità che andava a nutrire un bagaglio culturale che ti impreziosiva; della tua elasticità comportamentale e mentale, del tuo conoscermi più di quanto mi conoscessi io: sapevi stanare con disinvoltura le mie paure e io mi adagiavo sui tuoi pensieri esperti, quale mio miele.

Eppure ho ceduto alla mia sterilità sentimentale, ho lasciato che ti allontanassi avvertendo la mia pochezza e insoddisfazione latente che continuano a radicare ed edificare.

Esistono trasparenti linee acciarine, di confine tra anime rincorse.]


Stamattina la tua inattesa voce severa analizzava un quotidiano imprevisto con colpe da addebitare a mancanza di lealtà. Lei attende ("imprevisto") il vostro secondo bambino eppure si rivolge a te come a un estraneo. Ci separeremo mi hai detto, con un rigore  antico nel quale tornare a riconoscerti e la sana voglia di parlarmi come parleresti a te stesso.

Sono scossa.

T voglio bene e tu dovevi rimanere estraneo a tali dolori per infondermi il credo che l’amore si possa ergere su fondamenta anche matrimoniali. Ma quel tuo dirmi “sono cambiato, quasi non mi riconosceresti” tipico di chi scende pericolosamente a compromessi al punto da disconoscersi per un amore filiale, mi ha commosso.

Esiste il matrimonio possibile dentro il quale coltivarsi o esiste solamente quello annientante?

Ed io? La mia sorte?



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[ lunedì, 15 dicembre 2008; 21:44 ]

Le parole non si mostrano, neppure in scomposti mosaici, rimangono tra lingua e palato in silenziosa accettazione, non azzardano neppure sentori e si rannicchiano all’ombra dell’indecifrato sguardo, stanche.


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[ sabato, 22 novembre 2008; 11:53 ]

[…io avrei voluto viverti di più quando potevo e avrei voluto illudermi con maggiore convinzione, del fatto che non c'era il filo sottile di raziocinio che ora stai tendendo, per richiamarti; avrei voluto dimenticarmi della sfiducia e credere al presente delle tue parole e gioire e soffrire oggi, pienamente, non questa amputazione…]

 

Le orme dei tuoi passi andati contengono i miei piedi nudi. Immobilizzerò il tempo che si è raccolto sulle nostre bocche e il sudore caldo del nostro richiamo. Avrò sguardi di proiezione e non di arresa e ti amerò nello scandire di vita. Ti desterò dal sonno eppure lo ritarderò, avrò la voglia sbrigliata che riposerà sfinita sulle tue mani aperte e le lacrime saranno dolci, mescolate a quel desiderio puro. Senza tempo, senza una fine.


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[ mercoledì, 19 novembre 2008; 21:27 ]

Stracciata. Spifferi di sibili imbastiscono disarmonie, stonandola.

Spezzetta in tasca quei petali semprerossi digrignando di disappunto.

Apre la bocca senza ascoltarsi e fissa sfacciata il movimento delle bocche contrariate.

Come fosse sorda, si avvicina urtando: chiede scusa ma lo rifarà. Ha una naturale predisposizione alla rimozione del superfluo, eppure pesa la sua persona.


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[ mercoledì, 29 ottobre 2008; 18:19 ]

Amarlo, silenziosamente. Da sola. Coricata sulle mie parole spesso fraintese, beffarde forse e più spesso incudini imperlanti. Ma lo sai che rimando a me a ogni piè sospinto, quasi mi mancassi, quasi avessi timore di lasciarmi indietro indossando vesti troppo scarne o prese in prestito. Ma lo sai che le mie carezze scarnano essenzialmente me quando rimando al tuo ricordo; ma lo sai che le notti hanno l'odore dell'amore ineluttabile e sordo a invettive [tenere]; ma lo sai che le mie lacrime scorrono da apatiche fissità e il dolore ha echi stratificati ormai. Amarlo, silenziosamente. Da sola.


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[ giovedì, 23 ottobre 2008; 23:53 ]

Le parole contraddicono forse stati emotivi? E se accade dove risiede il motivo? Sarò scolara attenta e libererò la mente da percorsi mirabili indietreggiando di scoperta. Hai forse perle di stupore da donarmi? Tenterò di seguirti quale fedele aggiunta di conoscenza ma se inaridirai la mia curiosità con panni di fac-simile, avrai la polpa del mio agghiaccio.

[Addiaccio per i puristi] 


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[ domenica, 19 ottobre 2008; 14:53 ]

Percuotimi pure l’amor proprio, ridendo sonoramente nelle mie orecchie. Credi che non ti senta? Prendi dalle mie mani spilli da conficcare dentro e affonda con forza, tanto non sarò io ad affondare.

L’ insano e il falso si sparpagliano in carte veline cui do fuoco con l’acre di cui mi rivesto, o di cui son corpo unico e sbattimi pure in un angolo col desiderio di voraginarmi nel peggior incubo di non ritorno. Impossibile liberarsi della calamitaà che ti trascina sino a scorticarti vivo nel percorso delle mie emozioni. Sono io che affonderò a mani nude nelle tue voglie sino a scaraventarti sempre a un passo dalle mie labbra, o seno, o ventre.  

 


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[ venerdì, 17 ottobre 2008; 22:50 ]

[ La verità, la verità non si sa come riconoscerla ]

“Da solo”, nuovo album di  12 single di Vinicio Capossela.
Presentato da Vinicio come un album per pianoforte e strumenti inconsistenti e inusuali (bicchieri, theremin, sega, toy piano, riverbero degli archi), a volte fantastici (il mighty Wurlizer, l’optigan, il mellotron) a volte corali (le ance da “Salvation Army”, ossia da “esercito della salvezza”, gli ottoni che presenteranno dei buoni pasti che si ritireranno all’uscita).

Tutti i brani del nuovo disco sono scritti da Capossela, tranne “Non c’è disaccordo nel cielo”, che riprende il titolo di un vecchio inno composto nel ’14 da Frederick Martin Lehman, e di cui Vinicio ha conservato la melodia riscrivendone il testo.

[Dove va chi ha smarrito la via? Chi non ha mai trovato il compagno, fabbricato solo nel sogno? Chi non ha mai trovato il ritorno? Chi si è sfatto con la candeggina? Nel paradiso dei calzini spaiati non c’è pena se non sei con me]

[La clandestinità è la gioia con le gambe corte.]

[Parla piano è sull’inconoscibilità della verità, di brancolamento nel buio, nelle ombre.]

[ Affacciarsi dal vetro una vita, nel silenzio d’America ]

 


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[ giovedì, 09 ottobre 2008; 22:13 ]

Piego le gambe inginocchiandomi; avrei rocciosa salsedine, costretta nel mio chiedere perdono.

Osservo i palmi arrendevoli, ripiegarsi pallidi. Mi forzo a riaprirli e, portandoli al viso, ti penso e il ricordo stiletta un dolore acidulo.

Accendo una sigaretta e ti scorgo più in là, sempre innanzi al mio agire e con una risposta che mi porto dietro come l'ombra.

Eppure mi hai avuta come mai saprai. Amore mio.


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[ venerdì, 03 ottobre 2008; 22:39 ]

Nontivedoforsesemistrattoniurlandomicontroacuiròisensinellatuadirezione

altrimentimiscotcheròdallatuacarnecomefangoasciugato.

Maiononvogliomicalalunavogliosoltantounmomentoperfarmilamoreeridere.


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[ domenica, 28 settembre 2008; 15:28 ]


Mi si para davanti minacciosa [ e coraggiosa, invadendo la mia corsia ] una sagoma concitata che agita una paletta appena visibile che taglia l’aria fresca di un primo pomeriggio assolato.

Ha sorpassato su doppia striscia continua! La ragazza di un mio collega è stata investita da un’ incosciente come lei !

Ma guardi che la strada è larga e la visibilità massima. Ho azzardato il sorpasso perché ero in ritardo.

E dopo appellativi non garbati quasi fossi una criminale recidiva mi viene chiesto: dove la riaccompagniamo con la macchina?

Cioè? Non ho capito! Si spieghi.

C’è il sequestro del mezzo oltre ai 12 punti tolti e alla [esagerata] multa.

Cosa mancava? Ah, il ritiro della patente!

Cosa? E dopo le lungaggini d’opera di convincimento esaltando il perfetto esempio di guidatrice integerrima e la sporadicità, se non assenza, di sinistri e lesioni varie, il brigadiere mi suggerisce di continuare a confessare la mia efficienza civica al maresciallo.

Lo faccio con premura di scuse fissando gli occhioni blu dell’inquisitore che mi invita a rientrare nel mio mezzo.

Lo faccio con andatura mesta fissandoli con la coda dell’occhio: si consultano prendendo il tempo necessario per farmi pentire e imprecare. Poi si avvicina il servitore del maresciallo che mi invita ad ascoltare la sentenza.

In piedi innanzi alla sua mole notevole, in tono paternalistico aggiunge: Le faccio una  multa ridicola e le tolgo solamente 2 punti. Ma una punizione devo servirgliela altrimenti lei andrà via da qui gioendo per averla fatta franca.

Col tipo di mestiere che fate è difficile che non capiate che tipo di persona avete davanti ed io sono il tipo di persona che si ravvede.

Mi spiace. Aspetti nel mezzo il tempo occorrente per scrivere il verbale.


[Aveva capito sì]
 


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sarei

scorzaepolpa
disequilibriopromettente
inquietudineirriflessa pericolosamentepericolante

« Per quel che mi riguarda sei un continente obliato.Per quel che ho visto in fondo mi è piaciuto. »
dite che...

impronte
« L’amarezza, quando c’è, bisogna godersela, senza imbrogliarla, che non ne capita spesso. Bersela tutta. Si allargano vuoti nel cuore, si fa più spazio, ci può entrare di tutto… Aveva perduto l’amore cercando di spiegarlo. Ora non gli interessavano più i consigli… E’ un alchimia la vita, così funziona. Chi carbura procede. Gli altri se la fanno coi ritorni di fiamma. E poi restano lì, nel purgatorio del recupero… » [Vinicio]

« Era mio quell'amore, lo possedevo, nemmeno lei aveva il diritto di portarmelo via. Io posso amare chi voglio. Tu sei ciò che ami, non ciò che ama te. Questo l'ho deciso molto tempo fa. » [Il Ladro di Orchidee]

« Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde.» [A.Baricco]

« A furia di prendere e lasciar sogni, avevo la coscienza in balia delle correnti d’aria, tutta escoriazioni e screpolature, rovinata da far spavento.» [Céline]

CASAVACANZE a cura MIA!
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